Giovanni Antonucci nacque a Mesagne nel 1888 e muorì a Sampierdarena l’8 marzo 1954, dove ricoprì la carica di Presidente di sezione della Corte di Appello di Genova.
Nel convegno svoltosi a Mesagne nel novembre del 1991 sul tema “La figura e l’opera di Giovanni Antonucci” è risultata la sua opera terrena intensa. Definito magistrato per professione e storico per vocazione  Gli studi finora svolti hanno restituito l’opera dello storico, mentre è rimasta sconosciuta quella del magistrato. Il ventaglio degli interessi è stato notevole, da produrre oltre 300 titoli. Fonte inestimabile di testimonianza e di documentazione. Fa meditare come l’Antonucci immerso nell’esercizio della sua attività giurisdizionale abbia potuto coltivare una poliedricità di interessi che dal punto di vista cronologico copre un arco temporale di quasi due millenni e dal punto di vista disciplinare si districa tra l’indagine paleografica, diplomatica epigrafia etnoantropologica e via numerando.
Antonucci sente il fascino dello storicismo di cui si ha testimonianza nella lettera del 26 luglio 1947 che suona con nota polemica nei confronti della storia erudita. La vera storia ha un’unità interiore: l’esterno è considerato come un riflesso di quella vita interna” giudizio suffragato da un esplicito richiamo agli ultimi libri di B. Croce e agli ultimi studi di A. Omodeo. Del resto egli si era incontrato con Croce a Milano il 14 luglio del 1939 a proposito delle lettere, che egli aveva trascritte, di Silvio Spaventa o a lui dirette nell’ambito del carteggio del Massari che il Petraglione andava riunendo in quegli anni per la pubblicazione.
Il mestiere di storico dell’Antonucci veniva arricchito dalla diretta conoscenza della grande storiografia nazionale ed europea e dalla frequentazione epistolare con numerosi suoi rappresentanti: Besta, Brandileone, Mor, Salvioli, Schulz, Tamassia;